OLI ESSENZIALI – STORIA-UTILIZZO -TOSSICITA’ (1 di 2)

oli essenziali-essenza-olio essenziale

COSA E’ UN OLIO ESSENZIALE ?

Per gli Oli Essenziali,( OE ) che noi tratteremo in questo articolo ci rifacciamo a tutte quelle essenze presenti nei tessuti vegetali che vengono distillate in corrente di vapore, CO2 o ottenute tramite processo di spremitura , senza l’utilizzo di solventi e senza aggiunta di contraffazione o molecole ottenute per sintesi . Gli OE (chiamati ESSENZE quando ancora nelle piante) sono presenti in vari tessuti delle piante , esse vengono immagazzinate in speciali cellule e tessuti come ad esempio accade per le resine delle conifere che le immagazzina nei canali schizogeni o per esempio le essenze degli agrumi che vengono immagazzinate nelle tasche schizogene nel pericarpo. Gli OE sono dunque la parte volatile proveniente dal metabolismo secondario della pianta.

UN OLIO ESSENZIALE OTTENUTO DA UNA PARTE DELLA PIANTA NON HA NECESSARIAMENTE LE STESSE AZIONE DI UN INFUSO, UN ESTRATTO O UNA TINTURA OTTENUTA DALLA STESSE PARTI DELLA PIANTA !

Le vie metaboliche che portano alla sintesi degli OE sono per citarne alcune, quelle dell’Acido mevalonico (MVA) e quella del Metileritritolfosfato (MEP) che portano alla formazione delle molecole di natura terpenica, monoterpeni (linalolo,geraniolo, terpinen-4-olo), sesquiterpeni (farnesolo,santalolo) ,chetoni (canfora,mentone,tuyone), aldeidi terpenici(citronellale) , esteri terpenici (acetato di linalile,acetato di geranile) e ossidi terpenici(1,8-cineolo). La via dell’acido shikimico dà oli essenziali di natura Fenilpropanoidici e Aldeide cinnamiche.[2]

Sintesi oli essenziali

Gli oli essenziali hanno una composizione chimica diversa in base a molti fattori e variabili come le tecniche di distillazione, le variabili climatiche e agricole per l’annata della pianta coltivata, la parte utilizzata della pianta (ad esempio un olio essenziale ottenuto dalle foglie di cannella ha un’altra costituzione chimica di uno ottenuto dalla corteccia , la varietà botanica delle piante complica ulteriormenete il prodotto finale, un OE ottenuto da Cinnamomum zeylanicum cortex avrà un altro profilo di costituenti rispetto a uno ottenuto da Cinnamomum cassia o aromatica cortex).

USI

E’ evidente a tutti che gli oli essenziali trovano impiego nell’industria della cosmesi in particolare quella dei profumi dove alcuni OE (naturali) sono molto ricercati . Gli OE vengono utilizzati come modificatori di odori e sapori nell’industria alimentare , nelle preparazioni farmaceutiche, e negli ultimi anni anche come conservanti e preservanti negli alimenti . Rispetto al passato la legislazione ha formalizzato a livello europeo tali molecole e molti OE non si trovano più in vendita perchè estremamente pericolosi. Ma prima qualche accenno storico …

STORIA

Prima che la distillazione in corrente di vapore ci fornisse gli oli essenziali puri come li conosciamo oggi, le “essenze” erano estratte tramite macerazione in grassi o oli vegetali come capitava con l’enfleurage. Queste sostanze aromatiche hanno scandito la storia di ogni civiltà:

  • Antico Egitto (Occidente e Medio Oriente): I Sacerdoti e i “Baalsamage” (coloro che preparavano balsami e unguenti sacri) erano i primi maestri della farmacopea aromatica. Gli oli erano fondamentali non solo per la cosmesi e la profumeria, ma anche per i riti sacri e l’imbalsamazione, grazie alle loro proprietà antisettiche e conservanti. OE come l’Incenso e la Mirra – ricchi di molecole resinose – erano considerati più preziosi dell’oro.[9]
oli essenziali antico Egitto
  • India e Cina (Oriente): Parallelamente, queste culture hanno sviluppato sistemi complessi dove le piante aromatiche e i loro estratti erano cardine della medicina tradizionale. In India, l’Ayurveda utilizzava le piante per bilanciare le energie del corpo, mentre in Cina erano note da millenni le proprietà di spezie come la Cannella e il Chiodo di Garofano (ricchi di fenoli e aldeidi come l’eugenolo e la cinnamaldeide, note per la loro forte azione antimicrobica).
  • Grecia e Roma: Ippocrate, il padre della medicina occidentale, enfatizzava il valore della fumigazione con sostanze aromatiche per purificare l’aria. L’uso si estese dal tempio al thermae (terme), dove gli oli profumati erano parte integrante del benessere e dell’igiene quotidiana.

La Distillazione Arabo-Persiana

Il grande salto tecnico avvenne nel Medioevo. Fu il medico persiano Avicenna (Abu Ali al-Husayn ibn Sina, c. 980-1037 d.C.) a perfezionare l’alambicco e a documentare l’arte della distillazione [8]come metodo per ottenere gli idrolati e, in seguito, i primi oli essenziali puri. C’è da dire però che secondo alcuni storici i Cinesi e soprattutto gli antichi Indiani utilizzassero le distillazione anche prima [9] con prove dati da reperti che si sono mantenute sino ad oggi come ad esempio I Condensatore di Taxila/Shaikhān Dheri (Pakistan/India): Che è uno dei reperti più importanti (si trova oggi nel museo di Taxila sito nel Punjab) a smentire la visione “arabo-centrica” della distillazione, si trova nell’antica regione di Gandhara (oggi Pakistan, vicino al confine indiano). Sono stati scoperti distillatori in ceramica datati al I secolo a.C. (e forse anche prima). Questi dispositivi mostrano una tecnica che prevedeva un alambicco con una camera di condensazione immersa in un bagno d’acqua per il raffreddamento, un metodo molto evoluto.

Questi reperti suggeriscono che in India, già 2000 anni fa, si distillavano attivamente essenze (probabilmente resine, spezie e profumi) e la tecnologia per ottenere le frazioni volatili era già in uso ben prima che arrivasse in Europa.

Dalla Farmacia alla Profumeria d’Élite (Italia e Francia)

Il Rinascimento (XV-XVI secolo) segna il ritorno al sapere classico e, di conseguenza, la riscoperta degli antichi testi greci e romani che esaltavano le virtù delle piante aromatiche.

Italia: La Culla del Raffinamento Aromatico

L’Italia, in particolare Venezia (crocevia delle spezie) e Firenze (laboratorio alchemico e artistico), divenne un centro nevralgico per il commercio e un laboratorio di innovazione per la profumeria.

  • La domanda di prodotti aromatici sale alle stelle, e il profumo si afferma come status symbol. Il Rinascimento vede un miglioramento cruciale nella qualità dell’alcol etilico (il cosiddetto Spirito di Vino), grazie a processi di distillazione sempre più raffinati.
    • La disponibilità di alcol puro permise di creare le prime “Acque Aromatiche”. L’alcol, essendo un solvente eccellente e volatile, permetteva di estrarre e veicolare le molecole terpeniche pure (gli OE) in modo più efficace e leggero rispetto ai grassi, rivoluzionando la profumeria.

Francia e L’Ascesa di Grasse: Dalla Concia al Profumo

Il trasferimento del know-how aromatico dall’Italia alla Francia fu catalizzato da figure potenti, trasformando il Sud della Francia nel centro della produzione.

  • Caterina de’ Medici: La Regina di Francia portò con sé alla corte francese i propri maestri profumieri, diffondendo l’uso di essenze preziose (Neroli, Rosa, Agrumi).
  • Grasse, La Capitale Aromatico-Industriale: Originariamente, la città di Grasse in Provenza era nota per la concia delle pelli per guanti. Fu l’uso di essenze floreali e agrumate per profumare questi guanti di lusso a far nascere la sua vocazione profumiera.
  • Industrializzazione e Distillazione: L’abbondanza di materie prime locali, come la Lavanda, la Rosa Centifolia e il Gelsomino, spinse Grasse a diventare il centro mondiale della coltivazione intensiva e della successiva distillazione su larga scala.
    • Grasse: L’industria di Grasse perfezionò non solo la distillazione in corrente di vapore, ma anche tecniche dispendiose come l’Enfleurage per estrarre le essenze più delicate (come il Gelsomino) che non sopportavano le alte temperature. L’obiettivo era sempre lo stesso: preservare l’integrità chimica (la miscela complessa di monoterpeni e sesquiterpeni) delle essenze più preziose.
enfleurage
Enfleurage a freddo dove i fiori vengono messi a contatto con materia grassa inodore nello Châssis(telaio di legno con due vetri.

Medicina e Spezierie

Contemporaneamente all’uso mondano, il progresso tecnico nell’isolamento degli OE si rifletteva nella medicina:

  • Dalla Pianta all’Estratto Concentrato: Nelle Spezierie e nei monasteri, gli Apotecari iniziarono a distillare con maggiore successo le piante aromatiche europee (Menta, Rosmarino, Lavanda) per ottenere estratti più potenti e standardizzabili. Capirono che l’efficacia di un estratto concentrato di OE, contenente le molecole bioattive come il 1,8-cineolo (Rosmarino) o il linalolo (Lavanda), era infinitamente superiore a quella del decotto o infuso tradizionale.
  • Il Rinascimento stabilì il ponte tra la fitoterapia tradizionale (uso della pianta intera) e l’estrazione chimica dei principi attivi volatili, gettando le basi per l’approccio scientifico moderno agli oli essenziali.

La Nascita dell’Aromaterapia Moderna

L’uso degli OE è rimasto nel dominio popolare e della profumeria fino all’inizio del XX secolo, quando una serie di scienziati e medici francesi e italiani ne ha riscoperto le straordinarie proprietà, elevandoli a vera disciplina terapeutica: l’Aromaterapia.

René-Maurice Gattefossé: La Scoperta Fortuita (Francia)

Il termine “Aromaterapia” fu coniato nel 1937 dal chimico francese René-Maurice Gattefossé (1881–1950).

  • L’aneddoto più famoso, che cambiò il corso degli studi, risale a un incidente di laboratorio: Gattefossé si ustionò gravemente una mano e, istintivamente, la immerse in un recipiente pieno di olio essenziale di Lavanda. Ne rimase sbalordito dalla rapidità della guarigione e dall’assenza di cicatrici.[5].
  • Gattefossé fu il primo a comprendere che l’efficacia non era dovuta a un singolo principio attivo isolato (come voleva la chimica del tempo), ma alla sinergia e alla complessità molecolare dell’OE intero, che accelerava la rigenerazione tissutale e possedeva un potente effetto antisettico. Iniziò così a studiare clinicamente l’uso degli OE puri.

Jean Valnet: L’Aromaterapia in Medicina (Francia)

Il lavoro di Gattefossé fu ripreso e sistematizzato dal medico e chirurgo militare francese Jean Valnet (1920–1995).

jean valnet
Il Dr. Valnet fu un pioniere nella applicazione pratica della Fitoterapia e Fitoaromaterapia ottenendo molto successo nella pratica clinica e dissolvendo parecchio scetticismo tra i suoi colleghi in un periodo dove La chimica di sintesi aveva messo in ombra le medicine tradizionali derivate da piante.
  • Applicazione Clinica: Valnet utilizzò gli OE per curare le ferite dei soldati durante le guerre, quando gli antibiotici erano scarsi. I suoi risultati furono sorprendenti, in particolare nell’uso di OE come il Timo e la Lavanda per le infezioni e le infiammazioni.[6]
  • L’Importanza Tecnica: Valnet non solo confermò le proprietà antisettiche, ma dimostrò anche l’azione degli OE come agenti anti-infiammatori e cicatrizzanti, riportando l’Aromaterapia dai laboratori delle profumerie alla pratica medica e ospedaliera. Il suo libro “Aromathérapie” divenne un testo fondamentale.

3. Paolo Rovesti, Gatti e Caiola: Il Contributo Italiano

Il rigore scientifico arrivò anche in Italia, soprattutto grazie a ricercatori come Paolo Rovesti e al duo Gatti-Caiola.

  • Paolo Rovesti (Psico-Aromaterapia): Rovesti (1907-1983) si distinse per i suoi studi sull’influenza degli odori sulle emozioni e sulla psiche. Fu uno dei primi a sistematizzare l’uso dell’OE non solo per il corpo, ma per affrontare stati d’ansia, stress e depressione. Questa è la base della moderna Psico-Aromaterapia.[7]
  • Gatti e Caiola (L’Applicazione Cosmetica): Più tardi, grazie al lavoro di Gatti e Caiola, l’Aromaterapia è stata integrata in modo scientifico nel campo della Cosmetologia e dell’Estetica. Essi studiarono l’applicazione degli OE diluiti in cosmetici e veicoli lipidici, confermando l’azione profonda e lipofila degli OE sulla pelle (come i sesquiterpeni che hanno azione decongestionante).

Grazie a questi pionieri, oggi sappiamo che l’OE, sebbene volatile, agisce su tre livelli: l’olfatto (sistema limbico/emozioni), la pelle (assorbimento sistemico/infiammazione) e l’aria (azione antisettica e virucida), confermando in laboratorio ciò che gli Apotecari avevano solo intuito.

La Responsabilità Dietro l’Olio Essenziale

Dopo aver compreso la straordinaria potenza degli Oli Essenziali (OE) a livello molecolare e storico, è fondamentale affrontare due aspetti critici che riguardano la loro disponibilità e integrità: la sostenibilità e la purezza.

Piante a Rischio e Resa Produttiva: La Questione del Prezzo

Il costo di un OE è direttamente correlato a quanto materiale vegetale (la materia prima) è necessario per produrre 1 kg di essenza pura. È qui che i concetti di sostenibilità e prezzo si incontrano.

  • Bassa Resa, Alto Costo: Molti OE ad alta concentrazione richiedono quantità enormi di pianta, rendendoli intrinsecamente costosi.[4]
    • Rosa (Rosa damascena): Per ottenere 1 kg di OE di Rosa (il famoso Rose Otto) sono necessari in media 4.000 kg di petali.[4]
    • Aniba roseodora (Legno di Rosa): Questo OE, ricchissimo di linalolo (un monoterpene alcolico), ha subito un massacro ambientale. Essendo un albero a crescita lenta, il suo abbattimento per ricavarne l’olio ha portato la specie quasi all’estinzione. Oggi, il vero OE di Legno di Rosa puro e legale è estremamente raro e costoso, ed è per questo che molti distillatori etici si concentrano sulla distillazione delle foglie o usano alternative sostenibili.
  • Differenza di Prezzo: Se trovate un OE di rosa o sandalo (o legno di rosa) a un prezzo troppo basso, significa quasi certamente che è stato contraffatto (allungato con oli vegetali a basso costo) o ricostituito (miscelando molecole sintetiche come il linalolo per replicarne l’odore).[2]

La Trasparenza sui Costi: Il prezzo di un OE non è un capriccio commerciale, ma il riflesso diretto della sua resa produttiva, della difficoltà di raccolta, del metodo di estrazione e, soprattutto, della sua purezza. Un prezzo troppo basso è il primo campanello d’allarme di una probabile adulterazione o di un approvvigionamento non etico.[1]

La Contraffazione e le Molecole di Sintesi: La Sfida della Purezza

L’elevato costo degli OE rari incentiva l’adulterazione, ovvero l’aggiunta di molecole a basso costo (spesso sintetiche) per aumentare il volume o replicare l’odore.

  • Adulterazione e Sofisticazione: Si taglia il prodotto con composti chimici per aumentarne il volume o mascherare una scarsa qualità.
    • Esempio Classico (Linalolo): Come menzionato, nel caso di OE ricchi di Linalolo (come il Legno di Rosa o la Lavanda), è prassi nel mercato non etico aggiungere il Linalolo sintetico (o di semi-sintesi), una molecola chimicamente identica a basso costo, ma priva del complesso profilo bioattivo e della sinergia che solo l’OE per “intero” è in grado di creare.[3]
  • La Prova di Purezza (GC-MS): L’unico modo per garantire l’autenticità e la purezza è l’analisi di laboratorio. La Gascromatografia o per avere una technica ancora più precisa la Cromatografia Gas-Massa (GC-MS) che separa e identifica ogni molecola, verificando che l’OE sia puro e conforme al suo Chemiotipo (CT) atteso.[11]

Cosa significa Chemiotipo (CT) ?

Chemiotipo (CT): L’Identità Chimica dell’Olio Essenziale

Nella botanica, il nome latino di una pianta (Genere e Specie) identifica la pianta stessa (es. Rosmarinus officinalis). Tuttavia, per gli Oli Essenziali (OE), non basta: la composizione molecolare può variare drasticamente all’interno della stessa specie botanica a causa di fattori ambientali come il clima, l’altitudine, la tipologia del suolo o il periodo di raccolta.

Il Chemiotipo (CT) è l’indicatore che risolve questo problema. Il CT identifica la molecola dominante o il gruppo di molecole principali presenti in un OE, definendone l’identità chimica specifica e, di conseguenza, l’azione terapeutica prevalente.

Ad esempio, il Rosmarino ha diversi chemiotipi:

  • Rosmarinus officinalis CT Cineolo: Predominano gli ossidi (1,8-cineolo). È ideale per l’azione balsamica e respiratoria.
  • Rosmarinus officinalis CT Canfora: Predominano i chetoni (Canfora). È l’ideale per l’uso muscolare e sportivo.
  • Rosmarinus officinalis CT Verbenone: Predominano i chetoni (Verbenone). È il più indicato per il supporto epatico e biliare.

L’identificazione del CT è fondamentale per l’uso sicuro e mirato degli OE: l’efficacia (e talvolta la tossicità) dipende dal chemiotipo specifico e deve essere sempre verificata tramite analisi di laboratorio [3].

La Frequenza dell’Adulterazione: Un Rischio Reale del Mercato

Purtroppo, l’adulterazione e la contraffazione degli Oli Essenziali (OE) sono fenomeni molto frequenti nel mercato globale[11], specialmente per gli OE più costosi e/o popolari.

Perché l’Adulterazione è Così Diffusa?

  1. Ragioni Economiche (Bassa Resa): Come abbiamo visto, oli come la Rosa, il Gelsomino, il Sandalo o il Legno di Rosa (Aniba roseodora) richiedono quantità immense di materia prima per produrre una singola fiala di pochi ml. La loro bassa resa si traduce in un alto costo di produzione. Un’azienda scorretta può guadagnare enormemente “tagliando” un OE raro e costoso con il 10% di molecole sintetiche a basso costo.[4]
  2. Ragioni di Standardizzazione (L’odore “perfetto”): I clienti e l’industria (soprattutto cosmetica e alimentare) cercano spesso un odore costante e uniforme. Tuttavia, un OE naturale al 100% varia leggermente di anno in anno, a seconda del clima, del raccolto e della distillazione. L’aggiunta di molecole di sintesi standardizza il profumo, rendendolo sempre uguale e massimizzando la vendita al dettaglio.[11]
  3. Il “Vantaggio” Tecnico: L’uso della chimica di sintesi ha reso molto facile creare molecole (come il Linalolo o il Geraniolo) che sono chimicamente identiche a quelle naturali. Senza analisi sofisticate come la GC-MS, è impossibile per l’acquirente medio, e spesso anche per il venditore non specializzato, distinguere un OE puro da uno adulterato.[1]

Il Paradosso dell’Etichetta “100% Naturale”

Il problema più grande è che le leggi sull’etichettatura non sempre sono così rigorose da impedire l’inganno:

  • Il Taglio con Molecole Naturali Simili: Molte frodi non usano molecole esclusivamente sintetiche, ma usano molecole naturali isolate (spesso sottoprodotti di altre distillazioni meno costose) per aumentare il volume dell’OE più pregiato. Ad esempio: aggiungere linalolo naturale estratto dal Legno di Hô a un olio essenziale di Legno di Rosa (Aniba roseodora) per sopperire alla scarsità.Il legno di rosa è a rischio estinzione!
  • La Menzione Omessa: Il venditore può affermare che il prodotto è naturale al 100% perché le molecole adulteranti (sintetiche o naturali isolate) sono chimicamente identiche a quelle presenti nella pianta, o perché l’olio di base che è stato tagliato era naturale. Il cliente acquista in buona fede un prodotto che, purtroppo, non offre la piena sinergia terapeutica dell’OE intero.[1].
Olio EssenzialeMolecole Adulteranti FrequentiMetodo di Frode
Rosa (Rosa damascena)Aggiunta di Rhodinol (spesso estratto da Geranio) o Geraniolo sintetico a basso costo.Il vero OE è costosissimo (4000 kg di petali per 1 kg di olio). I produttori scorretti “tagliano” l’OE di Rosa con oli meno costosi contenenti molecole simili per ottenere un volume maggiore, venduto poi al prezzo della Rosa pura.[2]
Legno di Sandalo (Santalum album)Aggiunta di Sandaloli sintetici o Sandalo di qualità inferiore (Santalum spicatum).Il Sandalo vero è in estinzione e la sua crescita è lenta (alto costo etico ed economico). Vengono usate molecole sintetiche o oli simili per compensare la scarsità e abbassare drasticamente il costo.[4]
Gelsomino e TuberosaAggiunta di Benzoato di Benzile o altri solventi residui di estrazione.Questi OE sono spesso estratti con solventi (assoluti) e vengono venduti come “OE” o l’assoluto viene adulterato con residui di solventi non dichiarati per aumentare la massa del prodotto finale.[2]
Olio EssenzialeMolecole Adulteranti FrequentiMetodo di Frode
Lavanda (Lavandula angustifolia)Aggiunta di Acetato di Linalile sintetico o Linalolo naturale estratto da altre piante (es. Legno di Hô).Si utilizza il Linalolo (naturale o sintetico) per standardizzare l’odore o per “tagliare” l’OE puro, specialmente quando la resa è stata bassa.[2]
Menta Piperita (Mentha piperita)Aggiunta di Mentolo sintetico o Mentolo di scarsa qualità estratto da altre specie di menta.Si aggiunge il mentolo puro (economico) per rinforzare la sensazione di “freschezza” e standardizzare il titolo in Mentolo[2], nascondendo una Menta coltivata o distillata male.

A. Salvati

Bibliografia

1.Tisserand, R., & Young, R. (2014). Essential Oil Safety: A Guide for Health Care Professionals (2nd ed.). Churchill Livingstone.

2.Baser, K. H. C., & Buchbauer, G. (Eds.). (2010). Handbook of Essential Oils: Science, Technology, and Applications (2nd ed.). CRC Press.

3.Schnaubelt, K. (1999). Advanced Aromatherapy: The Science of Essential Oil Therapy. Healing Arts Press.

4.Lawrence, B. M. (1997). Essential Oils: The Complete Source Book. Allured Publishing.

5.Gattefossé, R.-M. (1937). Aromathérapie: Les Huiles Essentielles, Hormones Végétales. Gattefossé.

6.Valnet, J. (1980). Aromathérapie: Traitement des Maladies par les Essences des Plantes (9ème éd.). Maloine.

7.Rovesti, P. (1973). La cosmesi moderna: fisiologia, tecnologia, applicazioni. Hoepli.

8.Sami, H. K. (2018). A brief history of distillation, from the Arabic origins to the discovery of azeotropes. Chemical Papers, 72(1), 1-13.

9.Manniche, L. (1999). Sacred Luxuries: The Perfumes of Ancient Egypt. Cornell University Press.

10.Gatti, G. L., & Caiola, A. (1998). Oli essenziali e aromaterapia: Guida illustrata. Tecniche Nuove.

11.Lange, S., & Bilia, A. R. (2020). Challenges and Opportunities in Quality Control of Essential Oils. Molecules, 25(13), 3045.

12. Paul M. Dewick (2009) , Chimica Biosintesi e Bioattività delle sopstanze naturali PICCIN

13. Marco Valussi (2005) Il grande Manuale dell’aromaterapia , Techniche Nuove

14.Dominique Baudoux (2002) L’aromathèrapie , Amyris

15. Pierre F.-Roger J.-Daniel P. (2001) Laromathèrapie exactement, Roger Jollois

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